Distillerie Berta, Grappa Berta 1987 Riserva del Fondatore Paolo Berta, Bric del Gaian, Magia, Roccanivo, Tre Soli Tre, Elisi, Unica, Valdavi, Nibbio, Monterotondo, Il Fatto, Monprà, Giulia, Piasì, Rosolio, Lingera, Bimba, Prima Gioia, Villa Prato, Acquae Vitae

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La rivista The Brander alle Distillerie Berta.

Distillerie Berta

La grappa non è sempre stato un distillato di qualità come lo è oggi. La sua reputazione come prodotto del contadino veniva dal fatto che si trattava di un residuo di vinaccia fermentata.
In passato, i grappoli di qualità venivano utilizzati dai ricchi per produrre vino, mentre lo scarto, la vinaccia, veniva lasciato ai poveri. Solo in un secondo tempo la grappa ha fatto un passo avanti, diventando il liquore nazionale. Ora sono stati introdotti sistemi più sofisticati di distillazione che ne hanno elevato lo status a prodotto da gourmet. Nello stesso tempo, la denominazione grappa è stata protetta in Europa, insieme al Barolo e al Parmigiano e, in alcuni Paesi, è ormai un must offrire grappa ai propri ospiti.

Paolo Berta, fondatore delle Distillerie Berta, ha migliorato la tecnologia della distillazione. Ciò ha creato le basi per una produzione che dura da più di 60 anni. Al momento i figli, Gianfranco ed Enrico, stanno portando avanti questa attività. I due, che alla vista sono molto diversi, sono due fratelli che si dividono il lavoro. Quello con la barba, l’introverso Gianfranco, è incaricato della produzione, mentre Enrico, quello che all’estremità della sua mano ha attaccato un cellulare, è responsabile delle vendite. Quindi hanno in comune molto più di quello che sembrano avere a prima vista. Entrambi sono diplomati a ragioneria. Entrambi amano perseguire la qualità come i genitori, sebbene attraverso nuove e innovative strategie di mercato. Ed entrambi hanno la passione per i SUV.

La distilleria si trova nascosta tra le dolci colline che circondano l’Astigiano, accoccolata tra vigneti, i cui splendidi colori si diffondono a perdita d’occhio. Le due Range Rovers (Gianfranco: classica, Enrico: Sport) sono parcheggiate proprio di fronte ai cancelli della proprietà. Il grande salone d’ingresso è decorato nello stile tradizionale di campagna e le suggestive finestre offrono una vista su una magnifica campagna italiana.

“Lavoriamo la materia prima il meno possibile per poter trattenere il più possibile della purezza del suo sapore originario”.

Innovazione e valori della tradizione.

Una tradizione di famiglia contadina, che favorisce una divisione dei ruoli molto all’antica, ha influenzato l’attività sin dall’inizio. Le donne si occupavano della casa, mentre gli uomini dovevano occuparsi degli affari. A dispetto di questi valori così durevoli, innovazione e tradizione non sembrano essere in conflitto qui; anzi sembrano stimolarsi l’un l’altra.

“Solo chi conosce bene la propria storia è in grado di correggere i propri errori”.

Le distillerie industriali sono in grado di ottenere risultati importanti in un vasto mercato spendendo soldi in pubblicità. I produttori artigianali come Gianfranco ed Enrico vivono della pubblicità del passaparola e reinvestono i loro guadagni nell’impresa stessa.

“Un trend di passaggio non garantisce successo a lungo. Dobbiamo sempre risalire ai motivi per i quali i clienti scelgono Berta”.
Indubbiamente, la qualità è uno di questi motivi. Un valore riconosciuto e la sua rarità sono altri fattori che contribuiscono alla reputazione del marchio Berta in tutto il mondo. Le distillerie utilizzano un formato di bottiglia che normalmente è utilizzato nei laboratori scientifici, in questo modo allontanano visivamente il proprio prodotto dai prodotti dei loro concorrenti.

Una sinfonia all’interno della cantina.

Prima di essere lavorata, la vinaccia viene tenuta in speciali contenitori ermetici. Dopo la distillazione, il liquido viene filtrato. Una parte finisce nelle vasche di acciaio, alte fino al soffitto, dove è conservata per un anno. Dopo questo passaggio, è imbottigliata e venduta: chiara, una grappa senza colore. La parte restante è tenuta in botti di legno nell’enorme cantina all’interno della proprietà. Sotto luminosi archi a volta, vediamo centinaia di barriques e tonneaux. Queste botti di rovere francese rendono la grappa ambrata. La musica classica viene diffusa da altoparlanti a soffitto e, invece di rispondere alle nostre ovvie domande, Gianfranco replica proponendoci un esercizio. Chiudere gli occhi, stare in silenzio, respirare, per diventare consapevoli.

La musica si alterna da vivace a tranquilla. Le luci brillano debolmente attraverso le nostre palpebre e il profumo del legno umido arriva pungente al nostro naso. Sentiamo gli altri respirare, percepiamo la venatura del legno, percepiamo ogni più impercettibile movimento.

In seguito, dopo pochi minuti, sentiamo nel buio la voce di Gianfranco. “Quello che state sentendo ora è ciò di cui si nutre la grappa, e poi- se si ha la possibilità di vivere questo, si ha la possibilità di crescere meglio”.

“Se le mucche che ascoltano musica producono un latte migliore, perché la grappa non dovrebbe maturare meglio ascoltando musica classica?”, Gianfranco mormora uscendo. Sembra un po’ rassegnato e per niente sorpreso dal fatto che questo esercizio non ci ha convinti di questa sua idea. Raggiungendo il fondo della cantina, tira via un enorme tappo di sughero dall’apertura di una botte. Il forte profumo sembrava non attendere altro se non l’opportunità di fuoriuscire dalla sua prigione e rilasciare immediatamente nella cantina un aroma di vaniglia affogata nel tabacco.

Possono passare anni prima che il contenuto sia pronto per essere imbottigliato. Roccanivo e Tre Soli Tre, entrambe grappe, sono affinate per otto anni. L’affinamento più lungo dura vent’anni. Questo è quanto richiede per invecchiare la riserva del Fondatore Paolo Berta.

Conservare le proprie radici.

I prodotti dell’azienda della famiglia Berta possono essere prodotti solo grazie alle uve che sono vendemmiate nelle terre circostanti. Profondamente radicata nella propria regione, i Berta si sentono pressoché “obbligati” ad avere care le risorse naturali che li circondano. Le altre regioni e i loro marchi li interessano solo secondariamente. Gianfranco è per la maggior parte ispirato ai prodotti locali e confessa il suo piacere personale nell’assaggiare cibi che devono ancora essere perfezionati.

“Essere capaci di capire la provenienza di un prodotto solo con le mie papille gustative è ciò che mi piace”.

E’ solo in seguito che comprendiamo che la suprema felicità per lui consiste in una fetta di pane, un po’ di salame e un bicchiere di Barbera. E basta!

Pubblicato: 05/03/2011

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Pubblicato in Grappa & Co., Luglio 2011


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